Dimmi la lingua che scegli e ti dirò chi sei

Per tutti gli amanti dei podcast, vi segnalo l’episodio del 26 settembre scorso di PRI’s The World in Words dal titolo “Sometimes it’s not what you say or how you say it… it’s the language you pick“. Il programma si concentra sulle conseguenze derivanti dalla scelta di alcuni diplomatici di non usare la propria lingua in ambito istituzionale, ma di usare l’inglese, come ha fatto il Presidente della Turchia Abdullah Gul durante l’ultima Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

PRI's The World in Words_2013_09_26

Se tale scelta può essere vista come un tentativo di andare incontro ai propri interlocutori, si dice nel programma, dall’altra parte può avere conseguenze negative, a cominciare da problemi di comprensione, se non si conosce la lingua straniera ad un livello adeguato. Parlare la propria lingua, invece, dà la possibilità di esprimersi con maggiore libertà, conferisce maggior potere e prestigio alla propria lingua e, cosa molto utile in ambito diplomatico, permette (ahimé per noi) di scaricare la responsabilità di eventuali fraintesi sull’interprete 😉

Questo dovrebbe essere tenuto bene a mente dai diplomatici italiani, che in alcune occasioni non esitano a rinunciare alla possibilità di usare la propria lingua, credendo di poter fare tranquillamente a meno degli interpreti.

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La traduzione letteraria su France Culture

Come credo la maggior parte degli interpreti e traduttori, o più in generale, come tutti gli appassionati di lingue straniere, amo ascoltare la radio nelle lingue che conosco. Oltre che tenere sempre in esercizio le lingue che si studiano o si conoscono, ascoltare la radio permette di imparare moltissime cose in ogni campo e, altro vantaggio non indifferente, permette di farlo nei cosiddetti “momenti morti”, nel mio caso tipicamente mentre vado a lavorare o quando viaggio.

Per me il modo più pratico per ascoltare la radio è attraverso l’abbonamento gratuito ai podcast, così da ricevere automaticamete i nuovi episodi delle trasmissioni alle quali sono abbonata non appena vengono messi in rete.

Tout-un-mondeTra i vari podcast ai quali sono abbonata, uno dei miei preferiti tra quelli in francese è “Tout Un Monde”. I temi di questo interessantissimo programma settimanale di France Culture sono sintetizzati egregiamente nel sottotitolo della trasmissione “Le magazine des culture et des identités en mouvement”.

Vorrei segnalare in particolare la trasmissione del 29 gennaio, intitolata “Traduire, l’atelier des langues partagées”, dedicata alla traduzione letteraria. Durante il programma intervengono varie personalità attive nell’ambito della traduzione letteraria, in particolare, oltre a traduttori, anche docenti ed editori, che affrontano temi cruciali quali lo status dei traduttori letterari, i vari tipi di formazione e la questione della qualità.

Ecco il link al programma