Ennesima vittoria del multilinguismo nell’Unione Europea

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea con sede a Lussemburgo ha accolto oggi un ricorso dell’Italia, che chiedeva l’annullamento di alcuni bandi di concorso emanati dalle istituzioni europee nel 2008-2009 in quanto pubblicati integralmente solo in inglese, francese e tedesco. Come riportato dal Sole 24 Ore, il ricorso è stato accolto poiché la mancanza di una versione del bando in lingua italiana causava una “disparità di trattamento” tra i candidati.

Anche se in questo caso l’esito dei concorsi sotto accusa non sarà modificato, questa sentenza sottolinea ancora una volta l’importanza del principio del multilinguismo poiché  garanzia della parità di diritti dei cittadini dell’Unione Europea. La lingua è potere e se un cittadino italiano (o di un altro Stato Membro dell’UE) si vede privato della possibilità di utilizzare la propria lingua per competere ad un concorso pubblico, per comunicare con le istituzioni europee o per controllare il lavoro svolto dai propri rappresentanti, vuol dire che oltre ad essere calpestato il principio del multilinguismo, viene meno anche uno dei pilastri dell’architettura europea, la democrazia, poiché quel cittadino verrà automaticamente penalizzato solo perché è nato in un Paese la cui lingua ufficiale non è l’inglese, il francese o il tedesco.

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Ennesimo attacco al principio del multilinguismo nell’UE

Foto: europa.eu

Foto: europa.eu

Torna alla ribalta, puntuale come un orologio svizzero, la polemica sui costi dei servizi di traduzione ed interpretazione presso le istituzioni europee. Come rivela un articolo pubblicato da The Guardian (qui nella versione italiana tradotta da Presseurop), per l’ennesima volta, non sapendo dove tagliare, qualcuno ha avanzato la proposta di rendere l’inglese l’unica lingua ufficiale, invece delle attuali 23 e dall’1 luglio 24, con l’adesione della Croazia.

Ho già espresso in passato la mia opinione nei confronti di questo tipo di proposte. Ora vorrei solo limitarmi a dire che se un giorno questa riforma andasse in porto, ammesso e non concesso che la comunicazione fra i nostri rappresentanti alle istituzioni UE fosse ancora possibile, sarebbe estremamente antidemocratica, in quanto i cittadini comunitari che non parlano l’inglese non potrebbero controllare l’operato dei rappresentanti da loro eletti.

Il motto “Uniti nella diversità” non è stato scelto a caso e se il principio del multilinguismo venisse sacrificato sull’altare della crisi economica,  crollerebbe uno dei pilastri del concetto stesso di Unione Europea.