Anche agli animali servono interpreti?

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Qualche mese fa ho letto un curioso post sul blog Les coulisses de Bruxelles secondo il quale la Commissione Europea aveva intenzione di proporre una direttiva finalizzata ad armonizzare i versi degli animali nei fumetti nelle allora 23 lingue ufficiali dell’Unione. Da questa iniziativa, si riportava nell’articolo, era scaturito un vivace dibattito tra i sostenitori dell’armonizzazione ed i difensori del multilinguismo. Poi mi sono accorta che l’articolo era stato pubblicato l’1 aprile, ed ho iniziato ad avere qualche sospetto sull’attendibilità della notizia…

Pesci d’aprile a parte, il tema dei versi degli animali in diverse lingue mi ha sempre incuriosito e divertito.

Nonostante gli animali comunichino producendo lo stesso suono indipendentemente dal Paese in cui si trovano (almeno fino a prova contraria), in ciascuna lingua quei suoni vengono percepiti e “codificati” diversamente. Ecco qualche esempio nelle mie lingue di lavoro:

Italiano Inglese Francese Slovacco
Cane Bau bau Woof woof Ouah ouah Hau hau
Gatto Miao Meow Miaou Miau
Gallo Chiccirichi Cock-a-doodle-do Cocorico Kukuriku
Papera Qua qua Quack quack Coin coin Kač kač / ga ga
Rana Cra cra Ribbit ribbit Croa croa Kva kva
Gallina Coccodè coccodè Cluck cluck Cotcotcodet Krá kra
Pecora Bee Baa Bêê

Béé

Mucca Muu Moo Meuh

Múú

Questo fenomeno è dovuto al fatto che i parlanti di ciascuna lingua trascrivono i suoni che sentono utilizzando le consonanti e le vocali più facili da riprodurre, in quanto più comuni nella propria lingua.

Ecco qualche link per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento:

  • un dizionario dei versi degli animali in 17 lingue
  • un interessante articolo con qualche video sui versi degli animali in inglese, francese e italiano
  • alcuni verbi relativi ai versi degli animali in italiano (un ripasso non fa mai male 😉 )
  • e per chiudere in bellezza, vi segnalo la divertente canzone dei Camillas “Bisonte”

 

 

Attenzione alla punteggiatura!

La punteggiatura costituisce uno degli aspetti più trascurati dell’apprendimento di una lingua straniera, ma anche della traduzione. Anche se in misura variabile, le regole della punteggiatura variano da una lingua all’altra e, se trasgredite, possono arrivare anche a ostacolare la comunicazione. Vediamo alcune delle differenze più significative in relazione all’uso della punteggiatura tra italiano, inglese, francese e slovacco.

Le virgolette

In italiano ed in inglese vengono normalmente utilizzate le virgolette  alte.

  • IT “In che posso ubbidirla?” disse don Rodrigo, piantandosi in piedi in mezzo alla sala.
  • EN The sign changed from “Walk,” to “Don’t Walk,” to “Walk” again within 30 seconds.

In francese, invece, vengono solitamente preferite le virgolette basse che, a differenza rispetto all’italiano e all’inglese, vengono precedute e seguite da uno spazio:

  • FR Il se tourna vers moi et me demanda : « Avez-vous l’heure ? » .

In slovacco, infine, le virgolette usate più comunemente sono queste:

  • SK: Akcia „Deti deťom“ bola mimoriadne úspešná. (Trad: L’iniziativa “Bambini ai bambini” ha avuto uno straordinario successo).

Gli spazi

Diversamente da italiano, inglese e slovacco, in francese il punto interrogativo, il punto esclamativo, il punto e virgola, i due punti e, come abbiamo appena visto, le virgolette, richiedono una spazio sia prima che dopo.

  • FR La planète se réchauffe ; les glaciers reculent d’année en année.
  • EN Call me tomorrow; I will give you my answer then.
  • IT Il sapiente Socrate ebbe a dire: “Questo solamente io so, di non saper nulla”.
  • SK Jednotky času sú: hodina (h), minúta (min), sekunda (s). (Trad: Le unità di tempo sono: ora (h), minuto (min), secondo (s) ).

La virgola

Mentre tra francese, italiano e inglese l’utilizzo della virgola è abbastanza simile, in slovacco presenta significative differenze di uso. Essa è obbligatoria prima delle seguenti parole: aby (al fine di), že (che), ale (ma), ktorý/ktorá/ktoré (il/la quale), či/ak/keby (se). Ad esempio:

  • SK Oznamujeme Vám, že Vašej žiadosti nemôžeme vyhovieť. (Trad: Le/ vi annunciamo, che non possiamo accogliere la sua /vostra richiesta)

Inoltre, si usa anche per separare la proposizione principale dalla secondaria:

  • SK Chcela by som vedieť, či je nejaký vzťah medzi dlhodobou nezamestnanosťou a dôchodkovým poistením? (Hospodárske noviny). (Trad: vorrei sapere, se c’è una correlazione tra disoccupazione di lunga durata e assicurazione pensionistica).

La lettera maiuscola

Anche nell’uso della lettera maiuscola ci sono alcune differenze tra le varie lingue. In italiano, l’uso della maiuscola non è una scienza esatta (come dice l’Accademia della Crusca) ed è inoltre oggetto di continue evoluzioni. Negli ultimi anni, ad esempio, ho spesso osservato il diffondersi della “maiuscolite” nella lingua italiana: tutto diventa improvvisamente talmente importante da meritare la lettera maiuscola. Ma torniamo a noi…

Una delle differenze più significative nell’uso della lettera maiuscola riguarda la nazionalità. Diversamente dall’italiano, in francese e in slovacco la nazionalità prende la lettera maiuscola, ma solo quando si tratta di sostantivi. Ad esempio:

  • FR les Français, les Belges, les Québécois ma le peuple français.
  • SK Jedia Francúzi francúzske zemiaky, Španieli španielske vtáčiky a Rusi ruské vajcia? (SME). (Trad: i francesi mangiano le patate francesi, gli spagnoli gli uccellini spagnoli e i russi le uova russe? Mia nota: la frase è tratta da un articolo sui giochi si parole che riguardano le nazionalità)

In inglese, invece, la lettera rimane maiuscola anche nel caso di aggettivi:

In italiano, poi, per esprimere la nazionalità si utilizza sempre la lettera minuscola:

  • IT Setter: razza di cane da caccia da ferma inglese; hanno pelo lungo, morbido e ondulato (Treccani online).

A proposito dell’utilizzo della lettera maiuscola, in slovacco esiste una particolarità: i pronomi personali alla seconda persona singolare e plurale, normalmente prendono la lettera maiuscola, in segno di rispetto e cortesia. Si tratta di un fenomeno che esiste anche in italiano, anche se negli ultimi anni è caduto in disuso, tranne che in contesti molto formali. Consiglio a questo proposito questo interessante articolo del Lunario. Ecco un esempio in slovacco:

  • SK Tešíme sa na skoré stretnutie s Vami a ostávame s pozdravom (Trad: Attendiamo un incontro con lei /voi entro breve e porgiamo i nostri saluti)

§: una particolarità dello slovacco

Segnalo infine un simbolo che viene utilizzato in slovacco e che personalmente non avevo mai incontrato nelle altre lingue a me conosciute. Si tratta del simbolo §, utilizzato per segnalare un paragrafo o un articolo legislativo. Esso si scrive con uno spazio sia prima che dopo.

  • SK … podľa § 36 ods. 2 Zákonníka práce… (Trad: …secondo l’articolo 36, comma 2 del codice del lavoro…).

Le mie fonti per questo articolo

Per chi volesse approfondire il tema della punteggiatura in diverse lingue, segnalo questo articolo.

Laddove non diversamente specificato, le informazioni e gli esempi utilizzati in questo articolo sono stati tratti dalle seguenti fonti:

Difendiamo la lingua inglese!

Oggi tutti o quasi sostengono di parlare fluentemente l’inglese, ma ne siamo proprio sicuri? E’ capitato anche a voi di leggere curricula in cui veniva indicato nelle abilità linguistiche un livello di inglese eccellente, per poi vedere che il presunto profondo conoscitore della lingua di Shakespeare riuscisse a stento a terminare una frase?

Quante volte durante conferenze o incontri pubblici abbiamo incontrato oratori di madrelingua non inglese che preferivano esprimersi nel loro inglese stentato piuttosto che servirsi del supporto dell’interprete, chiamato appositamente per questo scopo? Secondo me questa è una sindrome molto italiana, ma leggendo quanto scrive Jean Quatremer sul suo popolare blog Coulisses de Bruxelles, sembrerebbe che siano stati contagiati anche i nostri cugini d’oltralpe.

I risultati di questa mania di usare per forza l’inglese anche quando non è necessario sono vari. Oltre al conseguente impoverimento e alla perdita di prestigio della propria lingua, a volte ne deriva una mancanza di comprensione, mentre altre volte le conseguenze diventano esilaranti (guardate queste fotografie di persone che indossano magliette con scritte in simil-inglese).

I più audaci, poi, sono talmente convinti del loro talento in inglese che si spingono persino a improvvisarsi interpreti. A questo proposito rimane insuperabile per orrore l’intervista di Robert De Niro a Sanremo con l'”interprete” Elisabetta Canalis, qui commentata da uno dei migliori interpreti italiani, Paolo Maria Noseda.

La tortura inflitta alla lingua inglese, tuttavia, varca persino la soglia del tempio dell’interpretazione: le istituzioni dell’Unione Europea, tanto che la Direzione Generale Traduzione della Corte dei Conti è arrivata a stilare una lista di termini utilizzati erroneamente nei documenti ufficiali dell’Unione europea in lingua inglese.

Sono certa che i miei compagni di studi della Scuola per Interpreti e Traduttori di Forlì concorderanno sul fatto che la somiglianza tra questa lista e quella delle parole vietate dall’impareggiabile Chris Garwood, professore di interpretazione simultanea e consecutiva verso l’inglese, è notevole.

Per me è arabo!

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Foto:ecletticabohemienne.blogspot.com

Perché in italiano per dire che non si caspisce qualcosa si usa l’espressione idiomatica “questo per me è arabo”? Alcuni potrebbero rispondere che il motivo è che la lingua araba è una lingua complicata. Non avendo mai studiato l’arabo, sono abbastanza d’accordo con questa affermazione, ma dall’altra parte penso anche che esistano altre lingue difficili, laddove la difficoltà non è un concetto assoluto, ma variabile a seconda delle lingue e delle culture.

La percezione della difficoltà di una lingua, infatti, varia moltissimo da una cultura all’altra. Guardiamo quali espressioni vengono utilzzate in altre lingue.

I francesi hanno un’espressione identica a quella italiana per dire che qualcosa è incomprensibile, ossia c’est de l’arabe, ma utilizzano anche versioni alternative, come c’est de l’hébreu (è ebraico) / c’est du chinois (è cinese) / c’est de l’iroquoisirochese). Per maggiori approfondimenti sulle origini e l’uso delle versioni francesi di questa espressione, consiglio questo meraviglioso sito.

Gli inglesi invece se la prendono con i greci e utilizzano l’espressione this is Greek to me.

Gli slovacchi, poi, associano l’incomprensibilità alla penisola iberica e utilizzano l’espressione to je španielska dedina (è un paesino spagnolo). Secondo l’autorevole testata slovacca Pravda l’origine dell’espressione risale al XVI secolo ed è dovuta al fatto che in alcune città spagnole ci sono stradine strette nelle quali è facile perdersi.

40 parole intraducibili in inglese

Uno degli aspetti più interessanti dello studiare una lingua straniera è che tramite la conoscenza della lingua si ha accesso alla cultura che la parla. Ogni cultura modella la propria lingua sulla base delle sue necessità, per questo motivo mentre in italiano abbiamo una sola parola per dire “neve”, nella lingua degli eschimesi, la scelta si allarga ad una trentina di parole, a seconda che sia dura, morbida, soffice, ecc.

Per chi fosse interessato ad approfondire questo tema, consiglio vivamente la lettura di The Mother Tongue di Bill Bryson. Oggi però, vorrei consigliare la lettura di questi due interessanti post, ciascuno dei quali elenca 20 parole di varie lingue del mondo intraducibili in inglese (ce n’è anche una in italiano!).

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