L’arte della gestualità in italiano

stereoripo italiaCome è noto, l’italiano è una lingua che si parla non solo con la bocca, ma anche con le mani. Spesso per gli stranieri è difficile capire la nostra gestualità, che può apparire eccessiva e poco raffinata. Con mia grande sorpresa, leggendo questo interessante post, oggi ho appreso che per ovviare a questa barriera linguistico-manuale, nel 1958 l’artista e designer milanese Bruno Munari pubblicò The Fine Art of Italian Hand Gestures: A Vintage Visual. Concepito come supplemento ad un dizionario di italiano, la guida illustra e spiega alcuni dei gesti più comuni nella comunicazione quotidiana in italiano.

Vi segnalo inoltre questo interessante glossario illustrato di alcuni gesti italiani pubblicato dal New York Times.

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L’importanza dell’apertura alle differenze culturali (ma fino a un certo punto)

Quando si vive all’estero, una delle cose più interessanti è scoprire le differenze tra la propria cultura e quella del paese che ti ospita. Da quando sono in Slovacchia ne ho già individuate parecchie.

Ne cito alcune delle più curiose: nei bagni pubblici di solito non c’è la chiave; negli autobus c’è sempre un secchio pieno di acqua ed una mazza per lavare il pavimento; quando si entra in casa bisogna togliersi le scarpe; quando si conosce una persona nuova spesso al momento della presentazione ci si danno due baci sulle guance, mentre invece in Italia lo si fa per salutare persone con cui si ha un rapporto abbastanza stretto; nelle scuole per gli studenti è obbligatorio camminare in ciabatte; tutti hanno un diminutivo (Katarina diventa Katka, Zuzana diventa Zuzka, Robert diventa Robko e così via); i parchi giochi per bambini sono costruiti sul cemento e non sull’erba.

Fin qui tutto bene, non ho dovuto fare appello a una particolare apertura mentale per accettare le differenze. Però, c’è un settore nel quale è un po’ più difficile per me essere aperta. Ovviamente parlo del cibo, il tasto dolente degli italiani all’estero. Intendiamoci: i piatti della cucina slovacca sono molto buoni. Tra i più tradizionali (e qui restringo la lista solo a quelli vegetariani per mia facilità) ad esempio ci sono: bryndzové halušky (gnocchetti fatti con acqua, patate e farina conditi da bryndza, un formaggio di capra), vyprážaný syr (formaggio impanato e fritto) zemiakové placky (frittatelline di patate), bryndzové pirohy (ravioli fatti con lo stesso impasto degli halušky conditi con la bryndza), palacinky (simili alle crèpes).

Il problema però sorge nel momento in cui vengono riproposti piatti della tradizione italiana in chiave slovacca. Innanzitutto, per mio sommo dispiacere, la famigerata pizza Hawai (con l’ananas) è una costante nei menu delle pizzerie. Ma il colmo per me è stato vedere l’interpretazione slovacca degli spaghetti col sugo laddove la salsa di pomodoro è stata sostituita col ketchup 😦

Sono un’italiana intollerante o è un oltraggio alla nostra cucina?

Qual è il colmo per un idraulico?

Vi siete mai chiesti perché in Italia l’idraulico impersonifica sempre l’amante della moglie infedele? (Associazione rinforzata dalla variante toscana di idraulico: trombaio). Ad esempio, cito tra le tante barzellette:

Un genovese torna a casa presto dal lavoro. Davanti casa trova parcheggiato il furgoncino di un idraulico. Alzando lo sguardo al cielo: “Ti prego Signore, fa che sia il suo amante!”

Ovviamente non ho la risposta a questa domanda esistenziale, però qualche giorno fa ho scoperto che in altre culture esistono barzellette o detti simili a quelli italiani con la differenza che il ruolo dell’amante è affidato non più all’idraulico, ma ad altre categorie professionali.

Cominciamo dal Regno Unito, dove abbondano barzellette e sketch sul milkman, l’uomo che consegna (o meglio consegnava) il latte porta a porta. Ho trovato due video divertenti a questo proposito: uno sketch tratto dalla serie irlandese su un gruppo di preti Father Ted ed uno tratto dalla popolare serie Monty Python.

Passiamo adesso alla Slovacchia, in cui il tombeur de femme diventa il postino. Ecco una barzelletta:

Janko pribehne za mamou do kuchyne a hovorí: “Mama, ide k nám poštár, mám ti priniesť peňaženku alebo sa ísť hrať na hodinku na dvor?”

Tento una traduzione in italiano:

Janko arriva di corsa in cucina e chiede alla mamma: “Mamma, arriva il postino, devo prenderti il portafogli o devo andare a giocare un’oretta in giardino?”

In Bulgaria invece abbondano barzellette in cui l’amante è il vicino di casa, tanto che misteriosamente tutti i figli della moglie infedele assomigliano al vicino invece che al marito, come mostra questa vignetta che ritrae in ordine: il padre, il figlio, la madre ed il vicino di casa.

Le 5 cose che mi mancano di più dell’Italia

Avendo ricevuto un pacco dall’Italia contenente tra le altre cose la mitica moka Bialetti, oggi, dopo circa un mese, ho bevuto il primo caffè degno di questo nome (sì, confesso che nel frattempo ho bevuto del pessimo caffè istantaneo, mea culpa).

Nonostante non sia mai stata una bevitrice accanita di caffè, sentirne il profumo ed il sapore mi hanno fatto capire quanto mi mancava così ho cominciato a chiedermi quali sono le 5 cose che mi mancano di più dell’Italia quando sono all’estero per un periodo più o meno lungo.

Non mi riferisco alle cose importanti, come ad esempio la propria casa, la propria lingua o le persone care; intendo proprio quelle piccole cose o abitudini che fanno parte della nostra vita quotidiana e che quando non ci sono mancano più di quanto ci di aspettasse.

Dopo averci pensato un po’, ho stilato la mia top 5: al quinto posto c’è il caffè; al quarto, dopo un duro testa a testa con la pizza (intendo quella buona), c’è il gelato. Al terzo posto metto il mio giornale preferito, Internazionale e al secondo il fantastico bidet. Infine al primo posto c’è il senso dell’umorismo e la leggerezza tutta italiana di prendere in giro sè stessi e gli altri.

A questo punto sarei curiosa di sapere anche la vostra opinione: quali sono le 5 cose che vi mancano di più dell’Italia?

Napoli vista da un britannico

Gli stereotipi mi hanno sempre irritata perché li ritengo una scorciatoia per riconfermare le proprie aspettative e non accettare la complessità. E infatti, dopo aver letto questo articolo, in cui un giornalista britannico del Guardian racconta una giornata passata visitando Napoli in scooter, ho avvertito proprio questa sensazione: l’irritazione.

Capisco che possa sembrare pittoresco, ma continuare a riproporre la solita immagine del napolitano che va in scooter senza casco, non rispetta le regole e butta le carte a terra non fa altro che perpetrare un luogo comune poco lusinghiero. Non tutti i napoletani sono privi di senso civico e coloro che non lo sono non dovrebbero essere visti come simpatici fenomeni da baraccone. Anche a Londra ci sono persone che buttano le carte per terra: la differenza è che quando un italiano visita Londra, è così intento a vedere se tutta la popolazione sospende le proprie attività per il tè delle 5 che neanche lo nota.