Difendiamo la lingua inglese!

Oggi tutti o quasi sostengono di parlare fluentemente l’inglese, ma ne siamo proprio sicuri? E’ capitato anche a voi di leggere curricula in cui veniva indicato nelle abilità linguistiche un livello di inglese eccellente, per poi vedere che il presunto profondo conoscitore della lingua di Shakespeare riuscisse a stento a terminare una frase?

Quante volte durante conferenze o incontri pubblici abbiamo incontrato oratori di madrelingua non inglese che preferivano esprimersi nel loro inglese stentato piuttosto che servirsi del supporto dell’interprete, chiamato appositamente per questo scopo? Secondo me questa è una sindrome molto italiana, ma leggendo quanto scrive Jean Quatremer sul suo popolare blog Coulisses de Bruxelles, sembrerebbe che siano stati contagiati anche i nostri cugini d’oltralpe.

I risultati di questa mania di usare per forza l’inglese anche quando non è necessario sono vari. Oltre al conseguente impoverimento e alla perdita di prestigio della propria lingua, a volte ne deriva una mancanza di comprensione, mentre altre volte le conseguenze diventano esilaranti (guardate queste fotografie di persone che indossano magliette con scritte in simil-inglese).

I più audaci, poi, sono talmente convinti del loro talento in inglese che si spingono persino a improvvisarsi interpreti. A questo proposito rimane insuperabile per orrore l’intervista di Robert De Niro a Sanremo con l'”interprete” Elisabetta Canalis, qui commentata da uno dei migliori interpreti italiani, Paolo Maria Noseda.

La tortura inflitta alla lingua inglese, tuttavia, varca persino la soglia del tempio dell’interpretazione: le istituzioni dell’Unione Europea, tanto che la Direzione Generale Traduzione della Corte dei Conti è arrivata a stilare una lista di termini utilizzati erroneamente nei documenti ufficiali dell’Unione europea in lingua inglese.

Sono certa che i miei compagni di studi della Scuola per Interpreti e Traduttori di Forlì concorderanno sul fatto che la somiglianza tra questa lista e quella delle parole vietate dall’impareggiabile Chris Garwood, professore di interpretazione simultanea e consecutiva verso l’inglese, è notevole.