La top 10 degli interpreti nei film

La professione dell’interprete non è certamente la più popolare del mondo, ma si è guadagnata maggiore visibilità, tra gli altri fattori, anche grazie ad alcuni film in cui interpreti compaiono tra i protagonisti. Ecco un interessante articolo su 10 film in cui compaiono interpreti in ruoli più o meno importanti. Ovviamente i film da citare sarebbero molti di più, ma questi 10 sono a mio parere degni di nota.

Dimmi la lingua che scegli e ti dirò chi sei

Per tutti gli amanti dei podcast, vi segnalo l’episodio del 26 settembre scorso di PRI’s The World in Words dal titolo “Sometimes it’s not what you say or how you say it… it’s the language you pick“. Il programma si concentra sulle conseguenze derivanti dalla scelta di alcuni diplomatici di non usare la propria lingua in ambito istituzionale, ma di usare l’inglese, come ha fatto il Presidente della Turchia Abdullah Gul durante l’ultima Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

PRI's The World in Words_2013_09_26

Se tale scelta può essere vista come un tentativo di andare incontro ai propri interlocutori, si dice nel programma, dall’altra parte può avere conseguenze negative, a cominciare da problemi di comprensione, se non si conosce la lingua straniera ad un livello adeguato. Parlare la propria lingua, invece, dà la possibilità di esprimersi con maggiore libertà, conferisce maggior potere e prestigio alla propria lingua e, cosa molto utile in ambito diplomatico, permette (ahimé per noi) di scaricare la responsabilità di eventuali fraintesi sull’interprete 😉

Questo dovrebbe essere tenuto bene a mente dai diplomatici italiani, che in alcune occasioni non esitano a rinunciare alla possibilità di usare la propria lingua, credendo di poter fare tranquillamente a meno degli interpreti.

“Thoughts on translation” di Corinne McKay

Ho da poco finito di leggere  “Thoughts on translation” della traduttrice americana Corinne McKay, nonché autrice dell’omonimo e popolare blog.

Il libro è un manuale pensato per tutti i traduttori, dai principianti ai più navigati, ed ha a mio parere il grande merito di avere un taglio molto pratico, nei contenuti, nello stile e nel formato: è costituito infatti da una serie di brevi paragrafi (massimo due pagine) che non sono altro che post pubblicati dall’autrice sul suo blog tra il 2008 e il 2012, ordinati per argomento e riuniti in 9 capitoli indipendenti tra loro: ognuno può cominciare dal capitolo che reputa più interessante.

I temi affrontati spaziano dai primi passi nel mondo della traduzione alle questioni economiche, passando per il marketing, i rapporti con i clienti e le tecnologie impiegate nella traduzione. Essendo l’autrice americana, il mercato preso in considerazione è essenzialmente quello americano, ma è possibile adattare le informazioni contenute nel testo alla propria realtà locale. 

Anche se l’autrice analizza principalmente tematiche relative al lavoro dei traduttori, gli spunti interessanti anche per gli interpreti non mancano. Personalmente ho trovato particolarmente interessanti i capitoli sulle relazioni coi clienti e sul marketing, ricchi di consigli utili per comunicare la propria professionalità nel modo più appropriato e per evitare o, imparare a gestore situazioni spiacevoli.

Come riconoscere un (non) interprete

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Ho scelto di fare l’interprete perché questo lavoro ha a mio avviso moltissimi aspetti positivi: si incontrano molte persone interessanti, si viaggia molto, si fa qualcosa di utile per gli altri e ogni giorno si impara qualcosa di nuovo.

In Italia, però, gli interpreti ed i traduttori (insieme ad altre categorie professionali) devono scontrarsi quotidianamente con un grande ostacolo: la mancanza di un albo professionale che possa garantire il riconoscimento della professione ed il rispetto di standard etici e qualitativi.

Questo carenza si traduce non solo in una serie di gravi svantaggi a livello fiscale, ma anche in una vera e propria anarchia che pervade il mercato e che rende difficile distinguere i professionisti qualificati da chi si improvvisa tale senza alcun tipo di qualifica o esperienza.

A pagare le spese di questa mancanza di regolamentazione non sono solamente i professionisti che sono costretti a fare la guerra dei prezzi al ribasso con chi offre tariffe più basse (e spesso indecenti) senza fornire nessuna garanzia di qualità del servizio, ma anche i committenti, che fanno fatica a riconoscere professionisti qualificati e ricevono prestazioni scadenti.

Per buttarla sul ridere, ecco un esempio di un interprete improvvisato tanto divertente quanto inadeguato: il personaggio di Alex tratto dal divertente ed intenso film del 2005 Ogni cosa è illuminata. Ecco il trailer del film in versione originale (in inglese), molto più divertente della versione italiana:

“La voce degli altri” di Paolo Maria Noseda

Ho da poco finito di leggere le appassionanti memorie di Paolo Maria Noseda La voce degli altri. Paolo Noseda è uno dei più famosi interpreti italiani, noto al grande pubblico per la sua collaborazione con il seguitissimo programma di Rai 3 Che tempo che fa, nel quale presta la voce agli ospiti stranieri.

A dispetto di quello che qualcuno potrebbe aspettarsi, non si tratta di un manuale destinato esclusivamente agli addetti ai lavori, in cui si dispensano consigli di natura professionale. O meglio, gli spunti per chi svolge o si accinge a intraprendere questa professione non mancano, ma questo libro è molto di più di un semplice manuale.

E’ un libro scritto per tutti, che parla di una persona che ama profondamente il suo lavoro, lavoro che gli ha permesso di incontrare delle personalità straordinarie. Mi hanno molto appassionato le cronache degli incontri con giganti della cultura mondiale come Roberto Saviano, Bono Vox, David Grossman, Salman Rushie, per citarne solo alcuni della lunga lista.

La voce degli altri si pone come obiettivo il fornire una risposta a una semplice domanda: che cosa fa un interprete? In un paese come il nostro in cui gli interpreti non godono di molte protezioni e riconoscimenti (la prima dimostrazione fra tutte è la mancanza di un albo), offrire una risposta a questa domanda è già di per sè molto impegnativo.

Mi è molto piaciuta la definizione della professione di interprete offerta dall’autore: “non siamo traduttori, doppiatori, attori, professori, tuttologi o ballerini, medici o cantanti, tecnici o teorici, siamo solo degli esseri umani e, come tali, cerchiamo, al meglio delle nostre possibilità e facoltà, di interpretare, appunto, le idee e le parole degli altri, con la nostra voce, la nostra mente e il nostro cuore” (p. 202).

Leggendo il libro sono stata colpita dalla grande umanità e umiltà dell’autore. Ad esempio, ho rivisto me stessa quando mi capita di incontrare colleghi molto più navigati di me quando descrive la sua emozione al cospetto della regina dell’interpretazione televisiva Olga Fernando dietro le quinte del Festival di Sanremo: “Non la seguo più. Ho troppa paura. Poi la velocità, il ritmo, l’intonazione insomma non ci sono abituato. Lei è divina. (…) Lei sì che è una vera interprete” (p. 87).

Si dimostra estremamente umano quando chiede comprensione ai telespettatori di Che tempo che fa per le sbavature commesse durante l’interpretazione della difficilissima intervista di Fabio Fazio a Condoleezza Rice (p. 95).

Il libro contiene anche molti episodi esilaranti, uno dei quali si svolge in un elegante hotel e che, per una serie di vicissitudini, vede il protagonista aggirarsi nella hall avvolto in un telo da doccia ed imbattersi in Pippo Baudo e Katia Ricciarelli, rimasti al quanto sorpresi dalla mise dello sventurato ospite.

Dal mio punto di vista, sarebbe stato interessante se l’autore si fosse soffermato più a lungo sugli inizi della sua carriera, regalando ai giovani interpreti qualcuno dei segreti che lo hanno portato al meritato successo con cui è stato coronato. Tuttavia, come ho già detto, La voce degli altri è molto di più di un semplice manuale per addetti ai lavori e la sua missione è molto più importante.