Laurea e tradizioni

La laurea è un evento importante per tutti e ovunque, ma Paese (anzi città e addirittura facoltà) che vai, usanza che trovi.

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La mia laurea

In Italia la cerimonia di laurea consiste nella discussione della tesi a cui assistono parenti e amici e di solito non prevede la consegna fisica del diploma (che generalmente si può ritirare molto tempo dopo). Le tradizioni più comuni vogliono che il laureato indossi la corona d’alloro e che rimanga una vittima inerme di ogni tipo di goliardia (che non a caso fa rima con angheria) da parte degli amici.

Negli Stati Uniti e in Regno Unito invece, il coronamento della carriere universitaria avviene durante la nota cerimonia che tutti abbiamo visto nei film. I laureandi sono tutti vestiti con toga e tocco e, nel momento in cui viene consegnato loro il diploma, passano il cordino del tocco dall’altra parte.

Murales universitàAnche in Slovacchia, la cerimonia della laurea (promócia) è un evento separato rispetto a quello della discussione della tesi (obhajoba, letteralmente “difesa”), che avviene precedentemente. Una tradizione curiosa diffusa in Slovacchia prevede che gli studenti lascino il loro segno scrivendo il proprio nome con la vernice sulla strada antistante la loro università. Ecco una foto dell’ingresso dell’Università di Banská  Bystrica (mi scuso per la scarsa qualità, ma è stata scattata col cellulare).

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Serve l’interprete tra l’italiano e lo spagnolo? Jorge Lorenzo a “Che tempo che fa”

Video

Siamo proprio sicuri che l’italiano e lo spagnolo sono due lingue completamente intellegibili? Consiglio di dare un’occhiata all’intervista di Fabio Fazio a Jorge Lorenzo dell’8 dicembre a “Che tempo che fa” in italo-spagnolo. I bambini vanno all’asilo o all’ospizio?

Fotogramma: http://www.rai.tv/

Fotogramma: http://www.rai.tv/

E’ colpa della traduzione?

Sembrerebbe che uno dei vantaggi di lavorare con traduttori e interpreti è che nel caso in cui qualcosa vada male, si può sempre dire (a volte a ragione, ma altre a torto) che c’è stato un malinteso dovuto a una traduzione sbagliata. L’ultimo episodio che mette in scena questa commedia ormai arcinota risale a ieri.

Il giornalista di Libération ed autore del blog Les coulisses de Bruxelles Jean Quatremer ha realizzato un’intervista con il Ministro delle Finanze greco Yannis Stournaras, che ha parlato della necessità di contrastare l’elusione fiscale evocando, tra le altre cose, l’ipotesi di parificare l’aliquota IVA delle isole a quella della penisola (l’IVA delle isole è inferiore).

Les coulisses de Bxl_trad

Trattandosi di un argomento tabù in Grecia, l’intervista ha sollevato un vespaio di polemiche e, successivamente, una secca smentita da parte del Primo Ministro greco Antonis Samaras, secondo cui le dichiarazioni del Ministro sono state male interpretate a causa del passaggio dalla lingua greca alla lingua francese.

A sua difesa Jean Quatremer dichiara che per precauzione aveva inviato la trascrizione dell’intervista alla segreteria del Ministro prima di pubblicarla, non ricevendo in cambio nessuna richiesta di correzione. L’interpretazione della vicenda offerta dal giornalista è che non c’è stato nessun problema di traduzione: il Ministro avrebbe colto la palla al balzo per tentare di aprire un dibattito su un tema spinoso e, una volta resosi conto della reazione ferocemente avversa della popolazione, abbia tentato di rimangiarsi quello che ha detto usando la traduzione come capro espiatorio.

 

17 novembre 1989: la Rivoluzione di Velluto

Ieri in Slovacchia è stato commemorato l’anniversario della Rivoluzione di Velluto (in Slovacco nežná revolúcia, ossia “rivoluzione gentile”). Il 17 novembre 1989 migliaia di studenti si radunarono pacificamente in piazza Slovenské Národné Povstanie a Bratislava per protestare contro la tirannia del regime comunista. L’ondata di protesta si propagò subito anche a Praga e crebbe rapidamente di intensità fino al crollo del regime sovietico e alla nomina, Il 29 dicembre 1989, di Václav Havel come presidente della Cecoslovacchia fino alle prime elezioni democratiche del 1990.

Il 17 novembre è una data importante nella storia della Slovacchia, ancora viva nelle menti di chi 24 anni fa c’era. Lo scorso anno Pravda, uno dei quotidiani più importanti del Paese, ha scelto di ricordare l’evento riportando le testimonianze di chi, durante la Rivoluzione, era ancora un bambino. Riporto qui un piccolo brano di una delle testimonianze pubblicate in quella occasione.

Braňo, che durante la Rivoluzione di Velluto aveva 7 anni, capì ciò che stava succedendo quando in televisione iniziarono ad essere trasmesse immagini interessanti per gli adulti. “In televisione era un alternarsi di notizie e di persone vestite di grigio, una noia mortale per noi bambini. All’improvviso la mamma ci disse di andare a guardare la televisione perché c’era una cosa che dovevamo assolutamente vedere” ricorda oggi il grafico trentenne. I primi incontri li guardarono alla televisione. La mamma aveva paura di uscire di casa da sola con tre bambini. Poi fece indossare ai bambini abiti pesanti e disse loro che avrebbero assistito ad un evento importantissimo. Mentre si facevano largo tra la folla immensa per arrivare ad almeno 30-40 metri dal podio, Braňo sentì una voce familiare: stava parlando Milan Kňažko (ndt: uno degli organizzatori della protesta). “Gli oratori si alternavano, ma avevo l’impressione che dicessero tutti la stessa cosa. E probabilmente era proprio così. Ma quando la folla cominciò a far tintinnare le chiavi, avvertii quel rumore in tutto il mio corpo. Come se tutto quello sbattere di chiavi della folla fosse dentro di me. E’ stata una sensazione fortissima, vivissima ancora oggi nei miei ricordi”.