Fonti di ispirazione sul marketing per traduttori

incertezzacreativa.wordpress.com

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I lavoratori autonomi di qualunque settore devono confrontarsi con un grande scoglio, soprattutto all’inizio della loro carriera (ma non solo): come farsi conoscere? Come acquisire clienti?

Queste sono le tipiche domande da 1 milione di dollari a cui non si può rispondere con un’unica “risposta corretta”. Dipende dal singolo settore: un grafico non potrà adottare le stesse strategie di marketing di un interprete o di un traduttore. Ma non solo: non tutti gli interpreti e traduttori possono utilizzare le stesse strategie, perché molto dipende dalle lingue di lavoro, dal mercato di riferimento, dalla predisposizioni personali, dall’ambito di specializzazione e da molti altri fattori.

La capacità di “sapersi vendere” è parte integrante delle abilità di un interprete o traduttore (ed ahimè, un tema totalmente trascurato dai programmi universitari di pressoché tutti i corsi di studio di traduzione e interpretazione), perché anche il professionista più talentuoso non può sopravvivere senza qualcuno che compri i suoi servizi.

Secondo la mia esperienza, la strategia più efficace è quella di elaborare un piano d’azione personalizzato che tenga conto dei fattori a cui ho accennato prima con obiettivi misurabili (a questo proposito segnalo questo interessante post). Per fare questo ci sono moltissime fonti da cui trarre ispirazione.

Ad esempio, suggerisco l’ottimo podcast in inglese Marketing tips for translators della traduttrice Tess Whitty (dall’inglese allo svedese). In ogni puntata (che si può ascoltare direttamente sul sito che ho linkato o su ITunes), l’autrice intervista autorevoli professionisti della traduzione che dispensano ottimi consigli concentrandosi in ogni puntata su un tema specifico come il CV, il profilo LinkedIn, ecc.

Per migliorare la propria strategia di marketing, esistono moltissime altre fonti a cui fare riferimento. Il modo più semplice e meno dispendioso è quello di dare un’occhiata a blog che parlano di questo tema (eccone alcuni).

Per i lettori più tradizionalisti, esistono anche pubblicazioni specifiche, tra cui:

Per chi fosse interessato ad avere una consulenza personalizzata sulla propria strategia di marketing, segnalo anche la possibilità di partecipare ad uno dei molti webinar offerti da Proz o da molti professionisti tra cui alcuni di quelli già citati.

Uno sguardo sulla Slovacchia: allarme neonazisti a Nitra

Chi segue con attenzione l’attualità europea probabilmente avrà sentito parlare del tema bollente del momento in Slovacchia: l’aggressione da parte di un gruppo neonazisti agli avventori e al proprietario di un bar di Nitra, una città dell’ovest della Slovacchia. Oltre alla gravità dell’aggressione, la vicenda ha destato molto scalpore perché nonostante esistano immagini dell’aggressione in cui si vedono con chiarezza sia i fatti che i volti dei colpevoli, la polizia si è “attivata” solo 3 mesi dopo la vicenda e solo dopo che il video è stato diffuso da una testata nazionale.

I fatti sono stati riportati con puntualità e precisione da Buongiorno Slovacchia. Suggerisco ad esempio questo articolo.

Qui invece trovate un interessante editoriale sui fatti scritto da Michal Havran pubblicato da Je to tak (la versione slovacca di Le monde diplomatique) che ho tradotto per Buongiorno Slovacchia.

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Laurea e tradizioni

La laurea è un evento importante per tutti e ovunque, ma Paese (anzi città e addirittura facoltà) che vai, usanza che trovi.

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La mia laurea

In Italia la cerimonia di laurea consiste nella discussione della tesi a cui assistono parenti e amici e di solito non prevede la consegna fisica del diploma (che generalmente si può ritirare molto tempo dopo). Le tradizioni più comuni vogliono che il laureato indossi la corona d’alloro e che rimanga una vittima inerme di ogni tipo di goliardia (che non a caso fa rima con angheria) da parte degli amici.

Negli Stati Uniti e in Regno Unito invece, il coronamento della carriere universitaria avviene durante la nota cerimonia che tutti abbiamo visto nei film. I laureandi sono tutti vestiti con toga e tocco e, nel momento in cui viene consegnato loro il diploma, passano il cordino del tocco dall’altra parte.

Murales universitàAnche in Slovacchia, la cerimonia della laurea (promócia) è un evento separato rispetto a quello della discussione della tesi (obhajoba, letteralmente “difesa”), che avviene precedentemente. Una tradizione curiosa diffusa in Slovacchia prevede che gli studenti lascino il loro segno scrivendo il proprio nome con la vernice sulla strada antistante la loro università. Ecco una foto dell’ingresso dell’Università di Banská  Bystrica (mi scuso per la scarsa qualità, ma è stata scattata col cellulare).

Parlare di odori

Se vi è mai capitato di partecipare ad una degustazione di vino, sicuramente sarete rimasti sorpresi dalla capacità degli intenditori di descriverne i profumi. Ecco due esempi di appunti di degustazione scelti a caso, giusto per rendere l’idea: “al naso sentori di ciliegie fresche, more, con venatura speziata, specie chiodi di garofano e polvere di caffè, seguita da sensazioni balsamiche di menta piperita” o “l’impatto olfattivo è un cesto di nespole e arance, su cui si fonde una piacevole speziatura di coriandolo”. Fantastico, no? Peccato che però non tutti abbiamo un naso così allenato a riconoscere i profumi.

Come se non bastasse, oltre alla difficoltà di riconoscere gli odori, c’è anche quella di descrivere quelli che riconosciamo. Secondo l’articolo “Can you name that smell?”, pubblicato dalla rivista americana Science e ripreso la scorsa settimana da Internazionale nella traduzione italiana “I nomi degli odori”, la capacità di descrivere gli odori cambia a seconda delle culture.

Science_Can you name that smell

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Questa tesi è suffragata da uno studio realizzato dal Centro di Studi Linguistici dell’Università Radboud di Nijmegen, nei Paesi Bassi, durante il quale è stato chiesto a persone di madrelingua inglese e a membri della comunità jahai (una popolazione di cacciatori e raccoglitori nomadi che vive nelle foreste sul confine tra Malesia e Thailandia) di annusare e descrivere 12 odori diversi (ad esempio banana, ananas, benzina).

Mentre gli jahai hanno descritto gli odori in maniera univoca, utilizzando quasi tutti la stessa parola, gli anglofoni hanno usato descrizioni più lunghe e diverse per ogni partecipante.

Una delle ipotesi avanzate dagli studiosi per spiegare questa divergenza è che gli odori svolgono nella vita della popolazione jahai, che vive nella foresta, un ruolo molto più importante rispetto ai membri messi a confronto.