Serve l’interprete tra l’italiano e lo spagnolo? Jorge Lorenzo a “Che tempo che fa”

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Siamo proprio sicuri che l’italiano e lo spagnolo sono due lingue completamente intellegibili? Consiglio di dare un’occhiata all’intervista di Fabio Fazio a Jorge Lorenzo dell’8 dicembre a “Che tempo che fa” in italo-spagnolo. I bambini vanno all’asilo o all’ospizio?

Fotogramma: http://www.rai.tv/

Fotogramma: http://www.rai.tv/

E’ colpa della traduzione?

Sembrerebbe che uno dei vantaggi di lavorare con traduttori e interpreti è che nel caso in cui qualcosa vada male, si può sempre dire (a volte a ragione, ma altre a torto) che c’è stato un malinteso dovuto a una traduzione sbagliata. L’ultimo episodio che mette in scena questa commedia ormai arcinota risale a ieri.

Il giornalista di Libération ed autore del blog Les coulisses de Bruxelles Jean Quatremer ha realizzato un’intervista con il Ministro delle Finanze greco Yannis Stournaras, che ha parlato della necessità di contrastare l’elusione fiscale evocando, tra le altre cose, l’ipotesi di parificare l’aliquota IVA delle isole a quella della penisola (l’IVA delle isole è inferiore).

Les coulisses de Bxl_trad

Trattandosi di un argomento tabù in Grecia, l’intervista ha sollevato un vespaio di polemiche e, successivamente, una secca smentita da parte del Primo Ministro greco Antonis Samaras, secondo cui le dichiarazioni del Ministro sono state male interpretate a causa del passaggio dalla lingua greca alla lingua francese.

A sua difesa Jean Quatremer dichiara che per precauzione aveva inviato la trascrizione dell’intervista alla segreteria del Ministro prima di pubblicarla, non ricevendo in cambio nessuna richiesta di correzione. L’interpretazione della vicenda offerta dal giornalista è che non c’è stato nessun problema di traduzione: il Ministro avrebbe colto la palla al balzo per tentare di aprire un dibattito su un tema spinoso e, una volta resosi conto della reazione ferocemente avversa della popolazione, abbia tentato di rimangiarsi quello che ha detto usando la traduzione come capro espiatorio.

 

San Nicola: tradizioni di Slovacchia, Italia, Austria e Slovenia

Oggi è 6 dicembre, festa di San Nicola o, per gli slovacchi Mikuláš. L’anno scorso in questo blog ho parlato di alcune tradizioni slovacche legate a questa festività che inaugura il periodo natalizio. Quest’anno tenterò di aggiungere un altro tassello al puzzle, raccontando di altre tradizioni slovacche e italiane legate a questa festività.

In Slovacchia la sera del 6 dicembre, i ragazzi più grandi si travestono da angeli (di bianco) o da diavoli (di nero e con lunghe catene) e vanno di casa i casa a trovare i bambini, i quali, dopo aver recitato una preghiera ricevono in dono frutta secca e caramelle. Diversa è la sorte riservata ai bambini che si comportano male, che ricevono il carbone.

E’ curioso notare quanto questa tradizione ricordi quella legata ai Krampus, diffusa nella zona transfrontaliera che va dal Tarvisiano, alla Carinzia e alla Slovenia in occasione di San Nicolò.

Secondo la tradizione, la sera del 5 dicembre San Nicolò travestito da vescovo e in compagnia dei Krampus va a fare visita ai bambini. I Krampus (dal tedesco Kramp, ossia artiglio) sono creature spaventose che vivono nel bosco, riconoscibili per le lunghe corna, gli artigli, la lunga lingua rossa e le catene che avvolgono il loro corpo. I Krampus sono anche oggetto degli scherzi dei ragazzini, che li combattono con palle di neve e petardi, ricevendo in cambio dalle orribili creature sonore bastonate sulle gambe. 

Come succede in Slovacchia, la mattina del 6 dicembre i bambini trovano sul davanzale della finestra i regali lasciati da San Nicolò: frutta secca, carrube e un Krampus di pane dolce per chi si è comportato bene e  carbone per i più birichini.

Fonti:

http://www.krampus.it/I_krampus/Home.html

http://www.slovakcooking.com/2009/blog/mikulas/

http://www.girofvg.com/44706/i-krampus-e-san-nicolo-2.html