Per me è arabo!

Image

Foto:ecletticabohemienne.blogspot.com

Perché in italiano per dire che non si caspisce qualcosa si usa l’espressione idiomatica “questo per me è arabo”? Alcuni potrebbero rispondere che il motivo è che la lingua araba è una lingua complicata. Non avendo mai studiato l’arabo, sono abbastanza d’accordo con questa affermazione, ma dall’altra parte penso anche che esistano altre lingue difficili, laddove la difficoltà non è un concetto assoluto, ma variabile a seconda delle lingue e delle culture.

La percezione della difficoltà di una lingua, infatti, varia moltissimo da una cultura all’altra. Guardiamo quali espressioni vengono utilzzate in altre lingue.

I francesi hanno un’espressione identica a quella italiana per dire che qualcosa è incomprensibile, ossia c’est de l’arabe, ma utilizzano anche versioni alternative, come c’est de l’hébreu (è ebraico) / c’est du chinois (è cinese) / c’est de l’iroquoisirochese). Per maggiori approfondimenti sulle origini e l’uso delle versioni francesi di questa espressione, consiglio questo meraviglioso sito.

Gli inglesi invece se la prendono con i greci e utilizzano l’espressione this is Greek to me.

Gli slovacchi, poi, associano l’incomprensibilità alla penisola iberica e utilizzano l’espressione to je španielska dedina (è un paesino spagnolo). Secondo l’autorevole testata slovacca Pravda l’origine dell’espressione risale al XVI secolo ed è dovuta al fatto che in alcune città spagnole ci sono stradine strette nelle quali è facile perdersi.

Gli Sto Múch: una canzone slovacco – italiana

Video

Qualche giorno fa sono andata a sentire un concerto di un gruppo slovacco che si chiama Sto Múch (tradotto letteralmente sarebbe 100 mosche).

Sto much

Foto: http://www.stomuch.sk (foto di un concerto nella piazza di Banská Bystrica)

Si tratta di un gruppo molto popolare, con uno stile eccentrico e molto ironico, sia come impatto visivo, che come genere musicale. Le loro canzoni sono in slovacco, ma con mia grande sorpresa, una era in italiano. Si chiama “Našiel som talianský slovnik” (Ho trovato un dizionario italiano).

Ecco la canzone: godetevela, c’è da sbellicarsi!

La parola del giorno: Majáles

Con l’arrivo della primavera, Banská Bystrica, la mia città in Slovacchia, sembra rinata: fiori variopinti e profumati in ogni angolo, colline verdeggianti, uccellini che cantano ed eventi interessanti tutte le sere: concerti di vario tipo, proiezioni di film, iniziative per la promozione della tutela ambientale e chi più ne ha più ne metta.

Vale la pena a questo proposito anche ricordare che ieri, 8 maggio, in Slovacchia  si celebrava l’anniversario della liberazione dal fascismo, un po’ come il nostro 25 aprile.

A proposito di iniziative, oggi, anzi, proprio in questo momento, è in corso l’evento più atteso dell’anno dai giovani della città: il Majáles.

Majales

Per ovvie ragioni, nella mia classifica personale dei cosiddetti falsi amici italiano-slovacco (ossia quei termini che sembrano uguali nelle due lingue, ma che in realtà hanno un significato completamente diverso) la parola Majáles è balzata al primo posto 🙂 Diversamente da quello che la parola può evocare ad un italofono, il Majáles è un semplice concerto all’aria aperta, ed il suo nome deriva da máj (maggio) e les (bosco).

Ennesimo attacco al principio del multilinguismo nell’UE

Foto: europa.eu

Foto: europa.eu

Torna alla ribalta, puntuale come un orologio svizzero, la polemica sui costi dei servizi di traduzione ed interpretazione presso le istituzioni europee. Come rivela un articolo pubblicato da The Guardian (qui nella versione italiana tradotta da Presseurop), per l’ennesima volta, non sapendo dove tagliare, qualcuno ha avanzato la proposta di rendere l’inglese l’unica lingua ufficiale, invece delle attuali 23 e dall’1 luglio 24, con l’adesione della Croazia.

Ho già espresso in passato la mia opinione nei confronti di questo tipo di proposte. Ora vorrei solo limitarmi a dire che se un giorno questa riforma andasse in porto, ammesso e non concesso che la comunicazione fra i nostri rappresentanti alle istituzioni UE fosse ancora possibile, sarebbe estremamente antidemocratica, in quanto i cittadini comunitari che non parlano l’inglese non potrebbero controllare l’operato dei rappresentanti da loro eletti.

Il motto “Uniti nella diversità” non è stato scelto a caso e se il principio del multilinguismo venisse sacrificato sull’altare della crisi economica,  crollerebbe uno dei pilastri del concetto stesso di Unione Europea.

La parola del giorno: panelák

Il panelák (al plurale paneláky) è un palazzo molto alto, dai 10 ai 20 piani, contraddistinto da colori, diciamo così, poco vivaci. Chiunque abbia messo piede in Slovacchia o in Repubblica Ceca, avrà sicuramente notato questo tipo di palazzo.

I paneláky, come dice il nome stesso, furono costruiti con pannelli prefabbricati durante gli anni 60 e 70 e furono una delle tante applicazioni della filosofia pragmatista del regime socialista. Si trovano nella maggior parte delle città dell’ex Cecoslovacchia, ma la  zona attualmente con la maggior concentrazione di paneláky è il quartiere Petržalka a Bratislava.

I paneláky sono riuniti in sidliska (al singolare sidlisko) e molti dei sidliska hanno all’interno una zona con con giochi per bambini (ihrisko). Non lo chiamo volutamente giadinetto perché spesso l’ihrisko è ricoperto di asfalto.

Oggi in slovacco la parola panelák ha anche un’altra associazione, poiché è anche il nome di una popolare serie televisiva.

A proposito dei paneláky, ecco un link ad un articolo in italiano pubblicato qualche settimana fa su Buongiorno Slovacchia sul quartiere Petržalka, un altro interessante articolo in inglese sulla vita nei paneláky ed un articolo di Wikipedia in inglese sulla loro storia.