La lingua della musica

La musica è senza dubbio una delle poche cose in grado di abbattere le barriere culturali e linguistiche che separano i popoli del nostro pianeta. Non sempre i risultati di questo potere di valicare i confini sono positivi, si veda ad esempio il successo universale della hit coreana Gnam Gnam style, ma molto spesso grazie alla musica è possibile entrare in contatto con culture geograficamente molto distanti.

Tuttavia, anche se la lingua della musica è universale, le note musicali vengono lette in maniera diversa a seconda dei paesi. In Italia ed in Francia prendono i nomi DO RE MI FA SOL LA SI, dalle sillabe iniziali dei primi versetti dell’inno gregoriano Ut queant laxis:

« Ut queant laxis
Resonare fibris
Mira gestorum
Famuli tuorum
Solve polluti
Labii reatum,
Sancte Iohannes
 »

Ossia: affinché i tuoi servi possano cantare con voci libere le meraviglie delle tue azioni, cancella il peccato, o santo Giovanni, dalle loro labbra indegne. La nota SI deriva dalle iniziali di Sancte Iohannes e la nota DO, da Dominus, sostituisce l’UT, ritenuta troppo difficile da pronunciare.

Nel resto del mondo invece, le note si chiamano A B C D E F G. In Slovacchia, però, al posto della B c’è la lettera H. Convertire le note da un sistema all’altro è molto semplice: bisogna mantenere lo stesso ordine e ricordarsi che la lettera A corrisponde al LA, dunque:

A = LA, B (o H) = SI, C = DO, D = RE, E = MI, F = FA, G = SOL

Se tradurre fosse sempre così immediato, per gli interpreti e i traduttori la vita sarebbe molto più facile 😉

Grazie a Valerio per avermi fatto venire l’idea di questo post

Hockey sul ghiaccio: come fare di necessità virtù

Per un’italiana, è interessante scoprire che non in tutti i paesi lo sport che appassiona la gente, crea campanilismo fra le città della stessa regione e riunisce le famiglie davanti alla televisione è il calcio. Qui in Slovacchia, ad esempio, il calcio è uno sport minore e gli animi dei tifosi si infiammano durante le partite di hockey sul ghiaccio.

Finora non mi ero mai chiesta come mai questo sport sia così popolare in Slovacchia, ma oggi, a mie spese, ho capito perché. Circa una settimana fa qui a Banská Bystrica sono caduti circa 20 centimetri di neve. A causa delle basse temperature, nonostante non nevichi da circa 4 giorni, la neve ricopre ancora le strade, le quali, con un po’ di pioggia caduta oggi, si sono letteralmente trasformate in una pista di pattinaggio.

Malgrado fossi stata avvertita, qualche ora fa ho avuto l’ardore di andare a fare la spesa nonostante le condizioni avverse. Non è stata una buona idea, perché nonostante il supermercato disti 5 minuti dal mio appartamento, la strada era così scivolosa che non sono mai arrivata a destinazione poiché, per evitare di rompermi qualche parte vitale, ho deciso saggiamente di fare marcia indietro a metà strada. Aggiungo che per fare questo percorso mi ci sono voluti 20 minuti.

Grazie a questa avvincente esperienza, ho capito che per gli slovacchi pattinare è una necessità vitale, poiché se non fossero in grado di farlo non riuscirebbero neanche ad andare a comprare il pane. Quando riuscirò ad uscire di casa, la prima cosa che farò sarà comprare un paio di pattini.

40 parole intraducibili in inglese

Uno degli aspetti più interessanti dello studiare una lingua straniera è che tramite la conoscenza della lingua si ha accesso alla cultura che la parla. Ogni cultura modella la propria lingua sulla base delle sue necessità, per questo motivo mentre in italiano abbiamo una sola parola per dire “neve”, nella lingua degli eschimesi, la scelta si allarga ad una trentina di parole, a seconda che sia dura, morbida, soffice, ecc.

Per chi fosse interessato ad approfondire questo tema, consiglio vivamente la lettura di The Mother Tongue di Bill Bryson. Oggi però, vorrei consigliare la lettura di questi due interessanti post, ciascuno dei quali elenca 20 parole di varie lingue del mondo intraducibili in inglese (ce n’è anche una in italiano!).

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Sì o no?

Quando si impara una lingua straniera, tra le prime parole che si imparano ci sono sicuramente e no. Se in alcune lingue l’apprendimento di queste parole fondamentali non desta particolari difficoltà, come ad esempio in inglese dove yes vuol dire e no vuol dire no, ce ne sono altre in cui la questione è un po’ più complicata.

ImagePensiamo ad esempio al francese: per anni gli studenti credono di avere la verità in tasca pensando erroneamente che sia sufficiente sapere che per dire si dice oui e per dire no si dice non. E’ bruciante la delusione quando si accorgono che oltre a oui e non esiste anche si, che vuol dire anch’esso , ma si usa in risposta ad una domanda in forma negativa. Ad esempio, se qualcuno mi chiedesse: “Tu n’es pas italienne?” in buon francese io dovrei rispondere “Si, je suis italienne”.

ImageIn slovacco le cose si complicano ancora di più perché, se è vero che si dice ano e no si dice nie, è anche vero che nella lingua parlata è comunissimo l’utilizzo di no, che non è una negazione, ma un’abbreviazione di ano, quindi vuol dire . Inoltre, per dire , gli slovacchi utilizzano anche hej. Ultimo tassello del puzzle: quando i bambini fanno qualche marachella,  i genitori per far capire loro che quello che fanno non va bene dicono “no no no!”. C’è da perdersi, no?

L’oscar del sì e no però, va senza dubbio alla lingua bulgara. si dice da e no si dice nie, peccato però che il gesto che accompagna il da è un movimento della testa in senso orizzontale (esattamente quello che facciamo in Italia per dire no), mentre il nie è accompagnato da un movimento verticale della testa prima verso l’alto e poi verso il basso (ossia molto simile a quello che facciamo in Italia per dire sì). Che dire, il mondo è bello perché è vario.

Il fascino della lingua saurana

Complici alcuni familiari ed amici che sono venuti a trovarmi, durante queste vacanze di Natale ho avuto l’opportunità di (ri)fare tappa in alcune delle più belle località della meravigliosa regione che mi ospita da 2 anni, il Friuli Venezia Giulia, una regione che dal mare alla montagna, passando per la collina, non si fa mancare davvero niente. In alcuni dei posti, come Trieste, Cividale e Grado ero stata già svariate volte, ma è stata la prima volta che ho potuto apprezzare le bellezze di Sauris, una delle mete turistiche più gettonate per gli amanti degli sport invernali.

DSCF1156Sauris è un paesino di circa 400 abitanti a oltre 1200 metri di quota (il comune più alto della regione) ed è noto per i suoi salumi, la sua ricotta affumicata e la birra. Al di là del paesaggio mozzafiato e delle prelibatezze irresistibili, quello che maggiormente mi ha affascinato di Sauris è la sua storia ed il suo patrimonio etno-linguistico.

Secondo la tradizione, il paese è stato fondato nel tredicesimo secolo da due soldati tedeschi che, stanchi della guerra, decisero di rifugiarsi nella natura incontaminata di Sauris. A causa delle difficili condizioni geografiche, il paese rimase a lungo isolato. Si narra infatti che per andare nel villaggio più vicino non ci volevano meno di 4 ore di cammino. Per via del suo isolamento, si svilupparono tradizioni indipendenti da quelle nella zona circostante. In particolare prese forma la lingua saurana, un mix tra tedesco antico originariamente parlato nel sud della Baviera, friulano ed italiano.

Nel ventesimo secolo la lingua saurana è stata oggetto dell’attenzione di molti linguisti che, grazie ai loro studi, hanno ricavato importanti informazioni non solo sul saurano, ma anche sull’evoluzione di quello che è poi diventato il tedesco moderno. Dopo alcuni anni di declino, dagli anni ’60 la lingua saurana gode di una rinascita grazie ad un processo di recupero, tanto che oggi esistono dizionari italiano-saurano e testi redatti in questa interessante lingua.

Ecco alcune parole nella lingua saurana:

  • Buongiorno – Guetn tokh
  • Buonasera- Guetn tcnos
  • Ciao – I griessedi
  • Grazie mille – Schoane gedonkhet
  • Arrivederci – Der sehnsi
  • Sauris – Zahre

Per approfondimenti: http://www.sauris.org/