Le 5 cose che mi mancano di più dell’Italia

Avendo ricevuto un pacco dall’Italia contenente tra le altre cose la mitica moka Bialetti, oggi, dopo circa un mese, ho bevuto il primo caffè degno di questo nome (sì, confesso che nel frattempo ho bevuto del pessimo caffè istantaneo, mea culpa).

Nonostante non sia mai stata una bevitrice accanita di caffè, sentirne il profumo ed il sapore mi hanno fatto capire quanto mi mancava così ho cominciato a chiedermi quali sono le 5 cose che mi mancano di più dell’Italia quando sono all’estero per un periodo più o meno lungo.

Non mi riferisco alle cose importanti, come ad esempio la propria casa, la propria lingua o le persone care; intendo proprio quelle piccole cose o abitudini che fanno parte della nostra vita quotidiana e che quando non ci sono mancano più di quanto ci di aspettasse.

Dopo averci pensato un po’, ho stilato la mia top 5: al quinto posto c’è il caffè; al quarto, dopo un duro testa a testa con la pizza (intendo quella buona), c’è il gelato. Al terzo posto metto il mio giornale preferito, Internazionale e al secondo il fantastico bidet. Infine al primo posto c’è il senso dell’umorismo e la leggerezza tutta italiana di prendere in giro sè stessi e gli altri.

A questo punto sarei curiosa di sapere anche la vostra opinione: quali sono le 5 cose che vi mancano di più dell’Italia?

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10 parole che un italiano in Slovacchia deve sapere per evitare equivoci imbarazzanti

Una delle cose più divertenti quando si impara una lingua straniera è scoprire i cosiddetti falsi amici, ossia quelle parole che esistono in più di una lingua, ma con significati completamenti diversi. Studiare lo slovacco riserva non poche di queste sorprese, alcune delle quali particolarmente esilaranti. Eccone una selezione.

Cominciamo con quelle che non creano particolare danno: cena (pronunciato zena) che vuol dire prezzo, cesta (pronunciato zesta) che vuol dire viaggio o strada, pero che vuol dire penna, dieta che vuol dire bambino (anche se ha una pronuncia lievemente diversa rispetto alla parola italiana a cui assomiglia), kava che vuol dire caffè, unavena che vuol dire stanca e Stanka che è il diminutivo di Stanislava (nome proprio).

E ora passiamo a quelli che bisogna assolutamente sapere per evitare equivoci potenzialmente pericolosi. Innanzitutto, è bene sapere che in slovacco la parola kurva vuol dire donna dai facili costumi. Se poi vi dovesse capitare di sentire la parola fiha, sappiate che è un’esclamazione di sorpresa, simile al nostro wow. E infine, la mia preferita in assoluto: ano, che sentirete dire centinaia di volte al giorno perché vuol dire sì. Da tenere bene a mente!

L’Italia vista dall Slovacchia

Quando vado all’estero sono abbastanza abituata a vedere qualche tocco di italianità, almeno in apparenza: ovunque ci saranno sempre pizza, pasta, espresso, cappuccino, gelato, le canzoni di Toto Cutugno e di Albano e in alcuni casi anche panini (che ovviamente al plurale sarà paninis), latte (pronunciato latei), ciabatta (pronunciato chiabatta), tortellini (con la variante tortollini).

Ma mai avrei immaginato che in Slovacchia avrei trovato così tanti riferimenti all’Italia. Ecco una lista di quelli che ho trovato in appena 10 giorni: un ombrello di marca Piove, un negozio di abbigliamento chiamato Splendida ed uno chiamato Essere, un giornale dal titolo Nota Bene, lo zucchero Paparazzi, il caffè Dolce Positivo, le patatine Senza, le sedie Sedya. Oltre a questo, ho assistito ad uno spettacolo teatrale durante il quale è stata riprodotta una canzone italiana (a me totalmente sconosciuta, ma questo non è importante).

Sembrerebbe quindi che in Slovacchia l’Italia desti un certo fascino – ho pensato lusingata. Questo almeno fino a ieri sera, quando ho scoperto che in slovacco esiste il modo di dire “Ty si Talian” (traduzione letterale “Tu sei italiano”) che equivale a “Sei tardo nella comprensione”. Come non detto – ho pensato avvilita.

Paese che vai, usanza che trovi

Lo scorso febbraio mi è venuta la felice idea di fare un salto a Bratislava durante i giorni della merla. In quell’occasione ho scoperto a mie spese (quasi nel vero senso della parola) che in Slovacchia non si scherza con le regole: se il semaforo è rosso, non è una buona idea attraversare la strada, anche se la strada è deserta, se la temperatura è di 15 gradi sottozero e se il vento soffia più forte che a Trieste. Se per caso questa regola viene trasgredita, vuol dire che ci sarà un poliziotto grosso e infastidito a ricordarlo, che rafforzerà il concetto ventilando l’ipotesi di una multa.

Ebbene, oggi ho scoperto che la questione dell’attraversamento delle strisce pedonali non finisce qui. Se un pedone occupa le strisce, senza però attraversale può incorrere in una multa. Qui le regole vengono rispettate davvero!! Adoro questo paese!

Vitajte na Slovensku!

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Benvenuti in Slovacchia! E’ cominciata da qualche giorno la mia nuova avventura: dopo tanta attesa sono finalmente arrivata a Banská Bystrica, dove passerò i prossimi 10 mesi come volontaria del Servizio Volontario Europeo presso il Centrum Volneho Času Junior (centro del tempo libero).

Se il buongiorno si vede dal mattino, posso dire con certezza che sarà un’ottima esperienza, perché l’accoglienza fino a questo momento è stata ottima.

Non essendo forse questa la meta più popolare del mondo, questa volta comincerò con qualche informazione generale sulla mia terra di accoglienza.

La Repubblica Slovacca è uno stato dell’Europa Centrale di circa 5 milioni di abitanti. La sua capitale è Bratislava e la lingua ufficiale è lo slovacco. Nel corso della storia, la Slovacchia è stata sotto la dominazione austro-ungarica, tedesca e russa. Dal 1993 si è separata dalla Repubblica Ceca, con cui formava la Cecoslovacchia. La Slovacchia fa parte dell’Unione Europea e dell’eurozona.

Banska Bystrica si trova nel centro del Paese, a circa 3 ore da Bratislava ed è la sesta città del paese per dimensione (circa 80.000 abitanti). Dettaglio interessante per i miei amici napoletani, è il paese di nascita di Marek Hamsik 🙂